Nell'aprile 2008, a Bucarest, un'iniziativa franco-tedesca concertata con Mosca nega a Ucraina e Georgia lo status di candidato ufficiale alla NATO. Henri de Grossouvre vi legge, lo stesso anno, un relativo declino geopolitico degli Stati Uniti.
Questo è il dossier più verificabile del sito, perché verte su eventi datati di cui si conosce il seguito.
Bucarest, aprile 2008
Il più grande vertice della storia della NATO si tiene a Bucarest. Il presidente Bush lo apre ponendo l’adesione di Ucraina e Georgia come priorità di Washington. Un’iniziativa franco-tedesca, concertata con Mosca, nega loro lo status di candidato ufficiale.
Henri de Grossouvre pubblica la sua analisi lo stesso anno, sulla Revue Défense Nationale. Il riassunto inglese ufficiale della rivista ne dà la conclusione: l’episodio è un evento storico che illustra il relativo declino geopolitico dell’America.
È importante precisare da dove viene questa formula. Non è una riformulazione retrospettiva fatta da questo sito: è il testo che la rivista ha pubblicato nel 2008, nella sua versione inglese, e che resta consultabile online.
Ciò che la lettura implicava
Dall’articolo emergono due conseguenze, entrambe appartenenti al registro della proposta.
La prima è che l’Europa dispone di un margine di iniziativa superiore a quello che si concede. Bucarest lo dimostra: una posizione franco-tedesca coordinata ha prodotto un risultato contrario alla priorità americana dichiarata.
La seconda è che quel margine ha senso solo se si organizza. È il filo che tira l’anno successivo con Pierre Pascallon, affermando che la Grande Europa esiste dall’Atlantico agli Urali, che comprende quindi la Russia europea, e che spetta all’OSCE portare la questione della sicurezza paneuropea — nel quadro di una conferenza internazionale da convocare.
Londra, dicembre 2019
Undici anni dopo, sulla Revue Politique et Parlementaire, legge la sequenza che va dall’incontro di Brégançon dell’agosto 2019 al vertice NATO di Londra come l’avvio di un’inflessione strategica francese.
Vi si sviluppano due assi: reingaggiare la Russia come potenza europea, nella prospettiva di una casa comune da Lisbona a Vladivostok; e costituire un’avanguardia politica — Francia, Germania, Italia, Belgio, Lussemburgo — al servizio dell’autonomia strategica, nella difesa come nella tecnologia.
L’articolo tratta esplicitamente della Brexit e della cooperazione di difesa britannica: l’uscita del Regno Unito dall’Unione non vi è letta come una perdita per la difesa europea, ma come una riconfigurazione da organizzare. Una formula riassume la diagnosi: gli europei sono diventati oggetto anziché soggetto delle relazioni internazionali.
2026: la questione istituzionale
La sequenza trova un prolungamento inatteso nel giugno 2026, con un editoriale collettivo a trentadue firme. Il tema non è più la NATO come organizzazione, ma la procedura con cui uno Stato si impegna.
Vi si avanzano nove misure: rafforzamento costituzionale dell’articolo 35, definizione giuridica della cobelligeranza, dibattito parlamentare obbligatorio sugli interessi vitali, possibile ricorso al referendum per gli impegni strategici maggiori. È diritto costituzionale applicato, cofirmato con parlamentari, ufficiali generali e universitari.
Gli Stati Uniti in questo corpus
La relazione transatlantica non è mai trattata sotto il segno dell’ostilità. È trattata sotto il segno dell’asimmetria: chi decide, chi segue, e a quali condizioni un alleato smette di essere un cliente. È una questione di rapporti di forza, non di schieramento.