Il vocabolario di Henri de Grossouvre è rivelatore: cerniera, crocevia, perno, asse, traghettatore. Sono parole di collegamento. La sua geografia mentale non è fatta di blocchi ma di segmenti che uniscono città — e un segmento, a differenza di un blocco, si può verificare.
Francia-Germania: dal fervore alla lucidità
Comincia dalla coppia franco-tedesca, e ci crede. Nel 2003, in prossimità del quarantesimo anniversario del trattato dell’Eliseo, propone di farne l’occasione di una confederazione. Nel 2005 indica Strasburgo e l’Alsazia come centro istituzionale e simbolico di un rilancio politico, sostenendo che la riforma dei trattati non basterà: è una federazione franco-tedesca a costituire il nucleo praticabile.
Vent’anni dopo il tono è cambiato, ed è ciò che rende interessante il corpus. Su Revue Conflits, nel marzo 2024, descrive una strategia tedesca contraddittoria: sostegno pubblico all’Ucraina — Patriot, Leopard — e mantenimento discreto di canali verso Mosca. Sostiene che Berlino ha esternalizzato la propria energia alla Russia, la propria sicurezza agli Stati Uniti e una parte della propria crescita alla Cina, e che la Zeitenwende dipende più dal calcolo economico e dalla Zivilmacht che da un’ambizione geopolitica. Non è un voltafaccia: è una lettura che ha seguito il proprio oggetto.
Francia-Italia: una tesi anteriore alla sua attualità
Nel novembre 2021, in un’intervista al Club Italie-France, sostiene che Francia e Italia condividono, in materia finanziaria, più interessi comuni di quanti ne abbiano con la Germania e i paesi del Nord, indica lo spazio e i trasporti come ambiti prioritari di cooperazione e afferma che Roma resta il cuore spirituale e culturale dell’Europa.
Cinque anni prima dell’editoriale su Nizza. Questo dettaglio cronologico conta: stabilisce che l’asse Parigi-Roma non è una reazione all’attualità ma una posizione costruita nel tempo.
L’Europa centrale, vista da Vienna
Dal 1998 al 2002 dirige da Vienna i grandi clienti di Alcatel per l’Europa centrale e la Russia. Quando scrive sulla Serbia nel 2015 e la colloca come crocevia tra Unione europea e Mosca, non è un’analisi da scrivania: è la lettura di chi ha lavorato la regione prima di scriverne.
Un asse bilaterale ha una proprietà che né i blocchi né le organizzazioni possiedono: è falsificabile. Si può misurare se il trattato del Quirinale produce effetti, se la coppia franco-tedesca tiene, se la Serbia si sposta. Probabilmente è per questo che vi ritorna sempre.